Stress da Lavoro nei Corrieri | Cosa Dicono gli Studi Scientifici

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Stress da lavoro nei corrieri: cosa dicono gli studi scientifici

Consegne da completare entro la giornata, traffico, difficoltà di parcheggio, clienti da contattare, ritiri da effettuare, pacchi pesanti, imprevisti lungo il percorso e la costante necessità di rispettare tempi sempre più stretti. Per chi lavora come corriere, lo stress può diventare una componente quotidiana del lavoro.

Ma quanto c’è di scientificamente dimostrato dietro questa percezione?

Negli ultimi anni il tema della salute dei lavoratori dell’ultimo miglio ha attirato una crescente attenzione da parte della ricerca scientifica. E alcuni dei risultati disponibili sono particolarmente significativi.

Uno studio pubblicato nel 2025 su BMC Public Health, condotto su oltre 1.400 corrieri, ha rilevato una prevalenza dello stress occupazionale del 49,2%. In altre parole, nel campione analizzato quasi un corriere su due presentava stress lavorativo secondo il metodo utilizzato dai ricercatori.

Il dato non rappresenta però un caso isolato. Una revisione sistematica pubblicata nel Journal of Transport & Health nel 2025 ha analizzato 32 studi che comprendevano complessivamente 38.682 lavoratori dell’ultimo miglio. Tra le conclusioni emerge un’associazione ricorrente tra cattive condizioni lavorative, comprese pressione sui tempi, controllo algoritmico e insicurezza economica, e conseguenze quali stress, affaticamento, burnout e riduzione del benessere mentale.

La ricerca scientifica, dunque, non permette di compilare una classifica universale dei “lavori più stressanti” e affermare semplicemente che quello del corriere occupi una determinata posizione. Permette però di sostenere qualcosa di più preciso: i corrieri e i lavoratori dell’ultimo miglio risultano esposti a numerosi fattori di rischio psicosociale e lo stress occupazionale rappresenta un problema concreto per una parte rilevante della categoria.

Quasi un corriere su due con stress occupazionale: lo studio del 2025

Uno dei lavori scientifici più interessanti sul tema è Occupational stress and associated factors among couriers: A Cross-Sectional study, pubblicato il 24 settembre 2025 sulla rivista scientifica BMC Public Health.

Lo studio è stato realizzato da un gruppo di ricercatori cinesi con l’obiettivo specifico di analizzare lo stress occupazionale tra i corrieri e individuare quali caratteristiche personali e lavorative fossero maggiormente associate al fenomeno.

Inizialmente sono stati reclutati 1.500 corrieri. Dopo le esclusioni previste dal protocollo, il campione finale utilizzato per l’analisi era composto da 1.442 lavoratori, dei quali l’81,6% uomini e il 18,4% donne. Il 61,4% era direttamente impegnato nella consegna e nel ritiro dei pacchi.

Per valutare lo stress occupazionale i ricercatori hanno utilizzato il Job Content Questionnaire (JCQ) e successivamente modelli statistici per studiare l’associazione tra stress e diversi fattori lavorativi.

Il risultato principale è eloquente:

710 dei 1.442 corrieri analizzati presentavano stress occupazionale, pari al 49,2% del campione.

Un numero che merita attenzione, ma che deve anche essere interpretato correttamente.

Non significa che il 49,2% di tutti i corrieri italiani o europei sia necessariamente stressato. La ricerca è stata infatti condotta a Shenzhen, in Cina, e le condizioni di lavoro possono variare considerevolmente tra Paesi, aziende, contratti e modelli organizzativi.

Lo stesso studio è di tipo trasversale: fotografa una popolazione in un determinato periodo e individua associazioni statistiche, ma questo tipo di disegno non permette da solo di dimostrare un rapporto di causa-effetto per ogni fattore osservato.

Resta però un campione numericamente importante e soprattutto interamente concentrato su una categoria professionale che, rispetto ad altri mestieri, è stata storicamente meno studiata sotto il profilo dello stress occupazionale.

Le ore di lavoro sembrano avere un ruolo importante

Tra i risultati più interessanti dello studio di BMC Public Health emerge il rapporto tra durata della settimana lavorativa e stress.

Nel campione, appena l’8,2% dei partecipanti dichiarava di lavorare 40 ore settimanali o meno. Il 42,8% lavorava invece più di 56 ore alla settimana.

Nell’analisi riportata dagli autori, lavorare più di 56 ore settimanali risultava associato a un rischio maggiore di stress occupazionale rispetto a lavorare meno di 40 ore.

Nell’abstract dello studio, dopo le analisi statistiche effettuate dai ricercatori, il rischio riportato per chi superava le 56 ore era 1,81 volte quello del gruppo sotto le 40 ore settimanali.

È un risultato particolarmente interessante perché il problema delle ore lavorate non riguarda soltanto il benessere psicologico.

Le evidenze generali sul lavoro prolungato sono ormai molto ampie. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro hanno stimato che nel 2016 745.000 decessi per ictus e cardiopatia ischemica fossero attribuibili a settimane lavorative di almeno 55 ore.

Secondo le analisi WHO/ILO, lavorare almeno 55 ore alla settimana, rispetto a 35/40 ore, è associato a un rischio stimato superiore del 35% per l’ictus e del 17% per la morte per cardiopatia ischemica. Questi numeri riguardano i lavoratori in generale e non specificamente i corrieri, ma aiutano a comprendere perché la durata del lavoro sia considerata un’importante questione di salute occupazionale.

Chi consegna e ritira pacchi è particolarmente esposto

C’è un altro risultato dello studio del 2025 che interessa direttamente chi ogni mattina sale sul furgone e affronta materialmente il giro di consegna.

I ricercatori hanno distinto diverse mansioni all’interno del settore. Il campione comprendeva lavoratori impegnati nella consegna e nel ritiro dei pacchi, addetti a funzioni amministrative o gestionali e altri ruoli.

I courier direttamente impegnati nella consegna e nel ritiro dei pacchi presentavano un rischio di stress occupazionale superiore rispetto al gruppo utilizzato come riferimento. Nell’abstract gli autori riportano un rischio 1,62 volte maggiore.

È un risultato che appare coerente con le caratteristiche concrete del lavoro su strada.

Il corriere non deve soltanto guidare.

Deve rispettare un itinerario, individuare gli indirizzi, trovare parcheggio, movimentare pacchi, contattare destinatari, affrontare eventuali assenze, gestire ritiri e possibili problemi nelle consegne e contemporaneamente rispettare le tempistiche previste dall’organizzazione.

Una singola difficoltà può inoltre avere ripercussioni sulle fermate successive.

Cinque minuti persi per un indirizzo difficile da individuare sembrano poca cosa. Ma ripetuti più volte durante una giornata con numerose fermate possono tradursi in un ritardo significativo sul giro.

È proprio questa sovrapposizione di richieste differenti a rendere il lavoro dell’ultimo miglio interessante dal punto di vista dello studio dello stress occupazionale.

Leggi anche: Stress da Lavoro Correlato | Come Riconoscerlo e Affrontarlo

Non esiste soltanto il singolo studio: analizzate quasi 39.000 persone

Per comprendere se un fenomeno sia realmente significativo, è utile non fermarsi a una singola ricerca.

Ed è qui che diventa particolarmente interessante una revisione sistematica pubblicata nel 2025 sul Journal of Transport & Health con un titolo piuttosto significativo: The human cost of fast deliveries: A systematic literature review of occupational risks and safety outcomes in last-mile delivery workers.

Gli autori hanno cercato studi nelle banche dati PubMed, Scopus e Web of Science, seguendo le linee guida PRISMA utilizzate per le revisioni sistematiche.

Alla fine sono stati inclusi 32 studi, per una popolazione complessiva di 38.682 lavoratori dell’ultimo miglio.

La revisione non si è occupata esclusivamente dello stress, ma più in generale dei rischi occupazionali, delle condizioni psicosociali, della salute e della sicurezza dei lavoratori delle consegne.

Il quadro emerso è significativo.

Secondo gli autori, condizioni di lavoro problematiche come pressione sui tempi, insicurezza economica e controllo algoritmico risultavano consistentemente associate a conseguenze psicosociali negative, tra cui stress, fatica, burnout e riduzione del benessere mentale.

Questo amplia notevolmente la prospettiva.

Lo stress del corriere non può essere interpretato esclusivamente come la conseguenza di una giornata particolarmente intensa o della capacità individuale di “sopportare la pressione”. La letteratura scientifica suggerisce di guardare anche all’organizzazione del lavoro.

Perché il lavoro del corriere può diventare stressante

Non esiste naturalmente una giornata identica per tutti i corrieri.

Un autista che opera in un piccolo centro, un corriere che consegna nel centro di una grande città, un rider e un addetto che percorre quotidianamente lunghe distanze affrontano problemi differenti.

Eppure alcuni fattori ritornano frequentemente nella letteratura sul lavoro dell’ultimo miglio.

Pressione sui tempi

Il primo è quasi inevitabile: il tempo.

Il settore delle consegne è costruito intorno a una promessa temporale. Il pacco deve arrivare entro una determinata giornata o finestra e, dietro quella promessa fatta al cliente, esiste una catena logistica che deve rispettare tempi precisi.

Nell’ultimo miglio una parte importante di questa pressione si concentra sul corriere.

La revisione del Journal of Transport & Health identifica proprio la time pressure, la pressione temporale, tra le condizioni problematiche riscontrate negli studi analizzati.

A differenza di un’attività eseguita in un ambiente completamente controllato, inoltre, il corriere opera prevalentemente all’esterno.

Traffico, lavori stradali, ascensori fuori servizio, parcheggi occupati, destinatari assenti o difficoltà nell’individuare un civico possono modificare continuamente i tempi teorici del giro.

Carico di lavoro

Al tempo si aggiunge il volume di lavoro.

Più consegne significano più fermate, più salite e discese dal mezzo, più movimentazione di colli e più occasioni in cui può verificarsi un imprevisto.

Lo studio sui 1.442 corrieri cita tra le caratteristiche delle condizioni di lavoro della categoria carichi elevati, orari prolungati, vincoli temporali nelle consegne, stress legato al traffico e conflitti interpersonali.

Questo permette di comprendere un punto fondamentale: lo stress del corriere può derivare dalla somma di numerosi piccoli fattori, più che da un unico grande evento.

Traffico e guida

Per chi consegna con un veicolo, la strada è contemporaneamente luogo di lavoro e fonte di imprevedibilità.

Guidare richiede attenzione. Cercare un indirizzo richiede attenzione. Rispettare i tempi richiede attenzione.

Quando queste esigenze si sovrappongono, la pressione può aumentare.

La revisione sistematica sui lavoratori dell’ultimo miglio ha inoltre evidenziato un collegamento tra stressori psicosociali, elevati carichi di lavoro e comportamenti di guida o conduzione del mezzo più rischiosi. Gli autori hanno rilevato rischi di incidente e infortunio particolarmente elevati per chi effettuava consegne con veicoli motorizzati a due ruote.

Stress e sicurezza stradale, quindi, non sono necessariamente due argomenti separati.

Stress, errori e incidenti: cosa mostra uno studio del 2026

A rafforzare questo punto è arrivata nel 2026 un’altra ricerca, pubblicata sulla rivista Ergonomics.

Gli studiosi hanno analizzato 491 corrieri, suddivisi tra 252 addetti alla consegna di cibo e 239 addetti alla consegna di pacchi.

L’obiettivo era studiare i rapporti tra disturbi muscolo-scheletrici legati al lavoro, disagio psicologico, errori lavorativi e sicurezza stradale.

La ricerca ha utilizzato questionari per misurare i disturbi muscolo-scheletrici e il disagio psicologico, mentre le aziende hanno fornito i dati relativi agli errori sul lavoro e agli incidenti stradali.

I ricercatori hanno osservato che i lavoratori con disturbi muscolo-scheletrici più severi riportavano anche un maggiore disagio psicologico.

Tra i corrieri impegnati nella consegna di cibo, inoltre, un maggiore disagio psicologico risultava correlato a un numero superiore di errori lavorativi e incidenti stradali.

Bisogna evitare di trasformare questa correlazione in una conclusione causale automatica: lo studio non dimostra che ogni episodio di stress provochi direttamente un incidente.

Mostra però perché la salute psicologica del lavoratore non dovrebbe essere considerata esclusivamente una questione privata.

Può intrecciarsi con la sicurezza, con gli errori e con la qualità del lavoro.

Leggi anche: Ansia da Consegna e Paura di Sbagliare | Come Gestire lo Stress

Anche il rapporto con clienti e destinatari può pesare

C’è poi un elemento meno misurabile in termini di chilometri o pacchi, ma ben conosciuto da chi svolge questo mestiere: la componente relazionale.

Il corriere rappresenta spesso l’unico volto umano che il destinatario incontra nell’intero processo di acquisto online.

Un ritardo generato in un hub logistico, un errore nell’indirizzo inserito dal cliente, un problema informatico o una modifica della spedizione possono quindi trasformarsi in una contestazione rivolta direttamente all’autista che si presenta alla porta.

Lo studio pubblicato su BMC Public Health prende in considerazione anche questo aspetto. Nella discussione gli autori indicano la comunicazione con i clienti e i possibili conflitti interpersonali tra gli elementi che possono contribuire allo stress.

È una caratteristica particolare dell’ultimo miglio: chi effettua la consegna si trova alla fine di una catena molto più grande di lui, ma agli occhi del destinatario può finire per rappresentarla interamente.

Il ruolo del supporto sociale

Tra tutti i risultati dello studio sui 1.442 corrieri, uno merita particolare attenzione: il supporto sociale.

Nelle analisi dello studio, un basso supporto sociale risultava significativamente associato a un maggiore rischio di stress occupazionale.

Questo suggerisce che l’organizzazione del lavoro può fare una differenza importante.

Sapere di poter chiedere assistenza davanti a un problema, avere una comunicazione efficace con responsabili e colleghi e non essere lasciati completamente soli nella gestione delle difficoltà quotidiane possono diventare elementi rilevanti.

Il corriere lavora spesso fisicamente da solo per gran parte della giornata. Proprio per questo, la qualità del supporto organizzativo può assumere un’importanza ancora maggiore.

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Il problema degli algoritmi e del controllo digitale

La logistica moderna è sempre più digitalizzata.

Palmari, applicazioni, geolocalizzazione, sistemi di assegnazione degli ordini, registrazione degli orari e strumenti di ottimizzazione consentono di organizzare una quantità di consegne che sarebbe stata difficilmente gestibile con sistemi tradizionali.

La tecnologia può certamente aiutare il corriere.

Ma la letteratura scientifica analizzata nella revisione del 2025 evidenzia anche il possibile lato opposto: il controllo algoritmico compare tra i fattori associati a condizioni psicosociali problematiche nel lavoro dell’ultimo miglio.

La questione non è quindi stabilire se la tecnologia sia positiva o negativa in sé.

La domanda più utile è come viene utilizzata.

Un sistema che ottimizza il percorso e riduce chilometri inutili può alleggerire il lavoro. Un sistema che traduce qualsiasi minuto della giornata esclusivamente in una metrica di produttività può invece contribuire alla percezione di avere sempre meno autonomia.

La stessa tecnologia può quindi assumere significati molto diversi a seconda del modello organizzativo in cui viene inserita.

I corrieri sono davvero tra i lavoratori più stressati?

Arriviamo così alla domanda probabilmente più interessante.

Possiamo dire scientificamente che fare il corriere è uno dei lavori più stressanti?

Non in questi termini assoluti.

Non esiste una classifica scientifica universale e definitiva che permetta di mettere tutte le professioni del mondo in ordine dalla più alla meno stressante utilizzando un’unica metodologia.

Studi diversi utilizzano campioni, Paesi, strumenti di misurazione e definizioni differenti. Confrontare direttamente percentuali ottenute in ricerche costruite in modo diverso può quindi portare a conclusioni fuorvianti.

Possiamo però affermare, sulla base delle ricerche disponibili, che il lavoro del corriere presenta numerosi fattori riconosciuti di rischio psicosociale e che sono stati osservati livelli rilevanti di stress occupazionale tra i lavoratori studiati.

Il 49,2% rilevato nello studio di BMC Public Health è un dato difficilmente ignorabile.

Ancora più importante è il fatto che una revisione di 32 studi e quasi 39.000 lavoratori abbia trovato in maniera consistente associazioni tra condizioni lavorative sfavorevoli e stress, fatica, burnout e minore benessere mentale.

Non serve quindi trasformare il mestiere del corriere nel “lavoro più stressante del mondo” per riconoscere l’esistenza di un problema.

I dati disponibili sono già sufficientemente significativi.

Il fenomeno va oltre il settore delle consegne

Una parte dei problemi emersi negli studi sui corrieri appartiene in realtà a una questione più ampia: l’organizzazione del lavoro contemporaneo.

Pressione temporale, carichi eccessivi, scarso controllo sul proprio lavoro e orari prolungati non riguardano esclusivamente la logistica.

Per esempio, nel rapporto OSH Pulse 2025 dell’EU-OSHA, basato su interviste ai lavoratori europei, il 44% degli intervistati nell’UE dichiarava di essere esposto a forte pressione temporale o sovraccarico di lavoro. Per l’Italia la percentuale riportata era del 40%. Questi dati riguardano l’insieme dei lavoratori intervistati e non i soli corrieri.

Anche l’OMS identifica fattori come pressione temporale, scarso controllo sulle attività, orari lunghi e mancanza di supporto tra gli elementi importanti nel rischio di stress occupazionale, burnout e fatica, sebbene alcune delle sue indicazioni specifiche siano elaborate nel contesto del personale sanitario.

Il settore delle consegne riunisce però diversi di questi elementi nello stesso lavoro: tempi, strada, carico fisico, interazione con il pubblico e organizzazione digitale delle prestazioni.

Cosa può ridurre lo stress nel lavoro del corriere

Le ricerche non servono soltanto a fotografare il problema. Possono suggerire anche dove intervenire.

Lo studio di BMC Public Health conclude sottolineando la necessità di un’azione coordinata per prevenire e gestire lo stress occupazionale tra i corrieri. Gli autori indicano il coinvolgimento di istituzioni, imprese e organizzazioni dei lavoratori.

La revisione sistematica del Journal of Transport & Health arriva a conclusioni simili, sostenendo la necessità di interventi che affrontino contemporaneamente i rischi fisici e quelli psicosociali del lavoro nell’ultimo miglio.

In concreto, il punto centrale sembra essere l’organizzazione.

Tempi realistici, carichi sostenibili, pause adeguate, supporto davanti agli imprevisti, strumenti tecnologici utilizzati per aiutare e non soltanto per controllare e una maggiore attenzione alla sicurezza possono incidere sulla qualità del lavoro.

Anche lo studio pubblicato nel 2026 su Ergonomics richiama, tra le possibili misure, pause, ottimizzazione dei percorsi, formazione ergonomica e tempi di consegna realistici.

La prevenzione dello stress non può quindi essere ridotta al consiglio rivolto al singolo lavoratore di “gestire meglio la pressione”.

Quando le cause sono anche organizzative, una parte delle risposte deve necessariamente essere organizzativa.

Dietro la consegna veloce c’è sempre una persona

Negli ultimi anni il consumatore si è abituato a tempi di consegna sempre più brevi.

Ordinare oggi e ricevere domani non viene più percepito come un servizio straordinario. In molti casi è diventato semplicemente lo standard.

Ma l’ultimo tratto di quella velocità continua a dipendere in larga parte da persone.

Dietro la notifica “il tuo pacco è in consegna” c’è un lavoratore che deve trasformare una lista di indirizzi in decine di operazioni reali: guidare, parcheggiare, cercare un civico, scendere dal mezzo, movimentare il pacco, individuare il destinatario, completare la consegna e ripartire verso quella successiva.

La ricerca scientifica sta iniziando a misurare con maggiore precisione il costo umano di questo modello.

Lo studio sui 1.442 corrieri che ha rilevato una prevalenza dello stress occupazionale del 49,2%, la revisione sistematica di 32 studi su 38.682 lavoratori dell’ultimo miglio e le più recenti ricerche sul rapporto tra disagio psicologico, salute fisica, errori e sicurezza stradale convergono almeno su un punto: la salute psicologica dei corrieri merita di essere considerata una componente della salute e della sicurezza sul lavoro, non un problema marginale della categoria.

Questo non significa che ogni corriere sia stressato, né che tutte le aziende organizzino il lavoro nello stesso modo.

Significa riconoscere che esistono fattori strutturali capaci di aumentare la pressione su chi lavora nell’ultimo miglio e che oggi abbiamo evidenze scientifiche sufficienti per discuterne seriamente.

Perché la velocità delle consegne ha certamente un valore economico e commerciale.

Ma dietro ogni giro, ogni fermata e ogni pacco consegnato c’è prima di tutto un lavoratore.

Fonti scientifiche

Zhu D., Bai R., Guo M. et al. (2025), “Occupational stress and associated factors among couriers: A Cross-Sectional study”, BMC Public Health, 25, 3080. DOI: 10.1186/s12889-025-24417-1. Lo studio ha analizzato 1.442 corrieri e rilevato una prevalenza dello stress occupazionale del 49,2%.

Useche S.A., Traficante S., Llamazares F.J., Marín Palacios C. (2025), “The human cost of fast deliveries: A systematic literature review of occupational risks and safety outcomes in last-mile delivery workers”, Journal of Transport & Health, 44, 102133. DOI: 10.1016/j.jth.2025.102133. Revisione sistematica di 32 studi comprendenti complessivamente 38.682 lavoratori dell’ultimo miglio.

Deng M., Gu X., Xie J. (2026), “Couriers’ work-related musculoskeletal disorders and psychological distress: Insights for work errors and traffic safety”, Ergonomics. DOI: 10.1080/00140139.2026.2691268. Ricerca su 491 lavoratori delle consegne.

World Health Organization / International Labour Organization, Joint Estimates of the Work-related Burden of Disease and Injury. Le stime WHO/ILO hanno individuato le lunghe ore di lavoro come uno dei principali fattori di rischio occupazionale per la salute a livello globale.

European Agency for Safety and Health at Work (EU-OSHA), OSH Pulse 2025. Indagine europea sui rischi psicosociali, salute mentale e cambiamenti nel mondo del lavoro.

Mondo Corrieri, La Redazione

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